Non
sono un critico d'arte, non sono un esperto, ma un semplice
giornalista che ama la bellezza. Specialmente quella delle emozioni.
C'è una bellezza infatti nelle emozioni che trova
una presa diretta con il cuore. E al cuore parla.
Questa bellezza io l'ho trovata nei lavori di Oscar Zanette
da subito, dalla prima volta che ho visto i suoi quadri, prima
in fotografia, poi appesi ad un muro. Emozioni pure, in cui
io, uomo comune e banale come tanti, ho ritrovato pezzi di anima,
di sentimenti, di speranze, di paure, di desideri. Insomma pezzi
del mio mondo interiore tradotti su tela.
Io l'uomo che stringe con tenerezza la donna amata, io quel
Cristo che guarda con tristezza un creato sciupato, il mio quello
sguardo affamato sul mondo, io quella persona paurosa di uscire
dal mio angolo per andare tra la gente, per non mostrarmi ferito.
Per lavoro, spesso mi capita di visitare mostre di pittura.
Ne scrivo raramente, vuoi perchè, ripeto, non sono un
critico d'arte, ma anche e soprattutto perchè tante di
esse non comunicano nulla. Spesso si tratta di tanto urlata
quanto banale "originalista". Non sembri una contraddizione:
molti autori, vogliosi di essere originali raggiungono un unico
risultato, che li rende tutti identici: non trasmettere nulla.
L'esatto contrario di quanto avviene per le opere Oscar Zanette,
cui dedico queste semplici, profane righe. Scriverle è
stato un privilegio. Ma privilegio ancora più grande
per me è poter chiamare amico l'autore che le ha ispirate.
Paolo
Ippoliti
(La
Nazione)
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